In questa fase dell’anno in cui quasi tutti i podcast sono in ferie, ve ne consiglio uno particolarmente adatto all’estate. Si chiama Lance, è di Umberto Preite Martinez per l’Ultimo Uomo, e parla di ciclismo. Ma solo apparentemente.
Perché quella di Lance Armstrong è una storia molto più grande dello sport. Parla di eroi, per esempio. E gli eroi di questa storia non sono necessariamente quelli che vincono. Sono quelli che fanno quello che ritengono giusto: Betsy Andreu, Emma O’Reilly, David Walsh.
Quando cominciano a raccontare quello che sanno, il mondo intero sta andando nella direzione opposta. I risultati sono dalla parte di Armstrong. Le autorità sportive sono dalla parte di Armstrong. Gli sponsor sono dalla parte di Armstrong. L’opinione pubblica è dalla parte di Armstrong. E soprattutto c’è una storia meravigliosa a cui nessuno ha voglia di smettere di credere.
Perché Lance Armstrong, prima di diventare uno dei più grandi impostori della storia dello sport, era stato uno dei suoi più grandi eroi.
A 21 anni vince il Mondiale di Oslo. Nel 1995, al Tour de France, il suo compagno di squadra Fabio Casartelli muore durante una tappa. Tre giorni dopo Armstrong vince a Limoges e taglia il traguardo indicando il cielo. È una di quelle immagini capaci di commuovere anche chi del ciclismo non sa niente.
Poi arriva il cancro. Tumore al testicolo con metastasi diffuse, anche al cervello. In dubbio oltre alla carriera c’è la sopravvivenza.
E invece Armstrong guarisce. Torna a correre. Va al Tour de France. E vince poi vince ancora e ancora e ancora. Sette Tour consecutivi.
A quel punto non è più soltanto un ciclista. Diventa uno degli sportivi più famosi e influenti del mondo e soprattutto un simbolo: l’uomo che ha avuto il cancro, lo ha sconfitto ed è tornato più forte di prima. Milioni di persone portano al polso il braccialetto giallo Livestrong. David Letterman gli dedica un monologo che, in sostanza, dice una cosa semplicissima: quando pensate di non farcela, pensate a Lance Armstrong. Non mollate mai.
Il problema è che, mentre il mondo costruisce questo eroe, esiste anche un altro Lance Armstrong. Quello che intimidisce chi mette in dubbio la sua storia. Che insulta, minaccia, ricatta. Che usa il proprio enorme potere contro persone infinitamente più deboli di lui. Intorno al doping della sua squadra si costruisce un sistema con qualcosa di paramafioso: omertà, paura, complicità, distruzione della reputazione di chi parla. E intorno ad Armstrong c’è un mondo che per anni, per interesse o convenienza, preferisce non vedere.
C’è una scena che forse racconta tutto meglio di qualsiasi altra. Tour de France 2004. Filippo Simeoni entra in una fuga. Armstrong, che indossa la maglia gialla e non avrebbe nessun motivo sportivo per inseguirlo, parte dal gruppo e lo raggiunge personalmente. La presenza del leader del Tour condanna la fuga. Il messaggio per Simeoni è chiarissimo: tu non vai da nessuna parte. Simeoni aveva testimoniato contro Michele Ferrari, il medico di Armstron. E Armstrong, davanti alle televisioni di tutto il mondo, gli fa capire qual è il prezzo da pagare per essersi messo contro di lui.
Passano gli anni. il doping scientifico e sistematico viene scoperto. Il sistema crolla. i sette Tour quelli dal 1999 al 2005 vengono cancellati. Nel 2013 si siede davanti a Oprah Winfrey e ammette quello che per anni aveva negato, spesso attaccando ferocemente chi diceva la verità: sì, si dopava. Tutto il mondo già lo sapeva, ma la confessione fa effetto.
Betsy Andreu, Emma O’Reilly, David Walsh avevano ragione dal 2004. In mezzo ci sono nove anni in cui erano stati isolati e chiamati bugiardi.
Il falso eroe viene smascherato, i buoni avevano ragione, il cattivo viene punito.
Ma non finisce qui.
Ad esempio, una storia molto grande. La Fondazione Livestrong ha aiutato milioni di malati a orientarsi e a non restare soli. E a migliaia di loro ha pagato la conservazione della fertilità prima della chemioterapia. Probabilmente ci sono bambini che esistono per quel motivo.
Poi una più piccola. Nel 2015 un uomo entra da solo in un bar a Sezze, provincia di Latina. Il bar è di Filippo Simeoni. L’uomo è Lance Armstrong. È venuto a chiedergli scusa per quello che gli aveva fatto undici anni prima.
Ed eccoci alla domanda più difficile: chi è davvero Lance Armstrong?
Il ragazzo che indicava il cielo per ricordare Casartelli? L’uomo che sopravvive al cancro e diventa speranza per milioni di malati? Il campione che costruisce le proprie vittorie sul doping? Il capo di un sistema spietato che schiaccia chi prova a raccontare la verità? O l’uomo che, anni dopo, prende un aereo, arriva in un piccolo paese italiano ed entra nel bar di una persona che aveva umiliato davanti al mondo, per dirgli che gli dispiace?
Armstrong è stato tutte queste cose insieme, sempre. Anche negli anni in cui ne vedevamo una sola.
A cambiare non è stato lui. Perchè questa è una storia sul potere, sulla verità, sulla nostra necessità di costruire eroi e sulla facilità con cui smettiamo di fare domande quando una storia è troppo bella perché ci venga voglia di verificarla.