Ieri è stato presentato il nuovo calendario di Serie A. E anche quest’anno è stato scelto il calendario asimmetrico. Per chi non lo sapesse: asimmetrico significa che le partite dell’andata non si ripetono uguali nel ritorno. Una formula che esiste dal 2021. Una formula che non ha raggiunto nessuno degli obiettivi che si era data. Ma che, ovviamente, è stata confermata.
Perché nel calcio italiano cambiare, imparare dai propri errori è più complicato che qualificarsi ai mondiali. Torniamo agli obiettivi
Il primo: evitare che le partite si sovrapponessero a grandi eventi nelle città. Bene. Tre settimane fa, a Roma, il calendario asimmetrico aveva programmato il derby della capitale durante la finale degli Internazionali di tennis. Non nella stessa città. Nella stessa via.
Il secondo obiettivo era di fare in modo che le squadre impegnate nelle coppe europee non si incontrassero tra loro in campionato prima dei turni di coppa, per permettere loro di arrivare più preparate e competitive in Europa. Risultato di quest’anno: tutte le squadre italiane sono uscite dalle coppe prima delle semifinali. Uno dei risultati peggiori di sempre. Per onestà va detto che qualche anno è andata meglio. Credo si possa dire che Il rendimento europeo non ha tratto giovamento dal calendario asimmetrico,
Quindi, a questo punto, uno si aspetta che qualcuno avrebbe messo in discussione il calendario asimmetrico per tutelare i tifosi? No non lo ha fatto nessuno
Il calcio italiano in tutte le sue forme, dalla Serie A alla federazione, dalle società ai dirigenti — è un sistema sostanzialmente immobile. Gerontocratico. Attenzione: non uso “gerontocratico” nel senso anagrafico del termine. Non è una questione di età. È una questione di mentalità. Quando qualcuno entra lì dentro, poi gli anni gli passano come ai cani
E così il sistema si riproduce identico a se stesso, anno dopo anno, calendario asimmetrico dopo calendario asimmetrico.
Pensate anche al caso della della federazione italiana gioco calcio: la nazionale esce dai mondiali a fine marzo e viene fissata l’elezione del nuovo presidente della Lega il 22 giugno, cioè praticamente tre mesi dopo. Con un tempo simile aI conclavi della Chiesa cattolica del 7-800 quelli che fissati fuori Roma perché non si aveva mai quanto tempo ci avrebbero messo i cardinali a nominare il papa. La Chiesa cattolica, ormai da un secolo e mezzo, ha capito che, per nominare un successore, devono passare poche settimane. Ora io non dico che la federazione italiana gioco calcio abbia delle complessità inferiori alla Chiesa cattolica, diciamo uguali.
E quindi una volta che si è comunque capito come andava a finire la questione, non potevano anticipare la data? Così il presidente federale, o chi per lui, avrebbe avuto più margini per scegliere il nuovo allenatore della nazionel, perché dopo 22 giugno, da allenatori liberi, non ce ne saranno tanti. Soprattutto, avremmo impedito alla nazionale di calcio italiana di fare una brutta figura, quella di presentarsi alle amichevoli di giugno con l’under 21. Ora è vero che a nessuno interessa della nazionale, però, in realtà, si sta facendo una brutta figura con delle federazioni con cui avevamo un impegno, presentandosi con l’under 21, la nazionale olimpica sperimentale, come si può chiamare? Pensate un po’ a parte invertite cosa sarebbe successo. Se, ad esempio, la Francia, fosse dovuta venire qui a giocare un amichevole, invece di presentarsi con Olise, Mbappé, Salibè, Dembele. Si fosse presentata con l’under 21 e con metà giocatori della Ligue 2, ci saremmo indignati per la mancanza di rispetto.
Poi, sicuramente, quella under 21 francese ai mondiali ci sarebbe arrivata, perché qui va detto un’ultima cosa: noi il calendario simmetrico l’abbiamo copiato anche dalla Francia. Il problema è che bisogna copiare le cose giuste. La Francia ha un sistema di coltivazione del talento che funziona, e, badate, non è perché, in Francia, le strade sono piene di bambini che giocano al calcio. Nessun bambino gioca al calcio nelle strade in Francia: È che i giovani vengono cresciuti in un sistema efficace. Con metodo. In Italia, quasi tutto il talento si perde per strada. Quindi: prendiamo pure ispirazione dalla Francia. Ma copiamo il sistema di formazione, non il calendario. Altrimenti, il prossimo anno, saremo qui. Con un nuovo calendario asimmetrico. Con gli stessi risultati. Con la stessa immobilità. Noi più vecchi di un anno i dirigenti calcistici più vecchi di sette.